Un testo straordinario per il teatro di uno dei poeti italiani più importanti di questi anni. L’opera è un tentativo di esprimere ciò che di più difficile vi è da afferrare e da rendere in parole, ossia il sentimento dell’amore; e di questa difficoltà si mostra consapevole soprattutto la protagonista femminile di Nuda preghiera quando chiede: “Come si fa a scrivere l’amore?” a cui fa seguito la battuta di Lui che completa la domanda aggiungendone un’altra ancora più vasta: “A dire la vita?” …. Canto, in Nuda preghiera, non v’è traccia d’ambientazione naturalistica né di indicazioni sceniche e la particolarità del contesto, così come l’identità stessa dei protagonisti, è ricostruibile solo a partire da ciò che essi dicono. E proprio perché ciò che essi dicono pare essere sospeso nel tempo, o al di là del tempo stesso, gli elementi identificativi del contesto o quelli descrittivi sfumano in lontananza, lasciando in primo piano solo il dialogo fra i due protagonisti che in tal modo viene a svolgere la doppia funzione di azione parlata e di apparato rivelatore.
Come ogni atto unico che si rispetti, infine, anche in questa pièce la materia drammatica è tutta concentrata intorno a una crisi – qui rappresentata dall’episodio dell’incidente in cui tutt’e tre i personaggi sono coinvolti. Ma è una crisi che viene superata nel momento stesso in cui viene evocata e le parole che i due protagonisti si dicono sono in grado di rimarginare qualunque ferita e capaci di prospettare il futuro, proprio perché concepite nel loro insieme alla maniera di un inno, un inno all’amore. E se, come altrove ha rilevato Rentocchini, “agli anni non puoi domandare / di non essere passati per sempre”, nella scrittura si può chieder loro di farlo, proprio perché chi la pratica compie un’esperienza al limite, simile a quella che i due protagonisti di Nuda preghiera stanno vivendo.