La terza edizione del progetto per la stagione 2024–2025 del Teatro Carani presenta un dialogo tra lo spettacolo L’angelo della storia della compagnia Sotterraneo e l’opera From Dust You Came (and to Dust You Shall Return) (2019) dell’artista visiva Silvia Bigi. L’accostamento nasce dalla volontà di esplorare forme contemporanee di rilettura della memoria – personale, storica e collettiva – attraverso linguaggi differenti ma accomunati da una riflessione critica sul tempo e sulle narrazioni che lo strutturano.

Il lavoro di Bigi si fonda su un intervento radicale sulle fotografie del proprio archivio familiare: il raschiamento delle immagini che, riducendo i volti a polvere, ne altera la funzione testimoniale e ne sovverte il significato originario. Tale processo non produce una semplice cancellazione, ma apre le immagini a nuovi possibili livelli interpretativi, liberandole dai codici dell’archivio e dalla sua struttura narrativa. Le fotografie manipolate emergono come elementi autonomi, capaci di attivare nell’osservatore letture nuove e di mettere in discussione la tenuta delle memorie consolidate, attuando una vera e propria decolonizzazione dello sguardo.

Parallelamente, lo spettacolo di Sotterraneo prende le mosse dal celebre Frammento IX delle Tesi di filosofia della storia di Walter Benjamin, in cui un angelo con gli occhi rivolti al passato è costretto a osservare l’inesorabile accumularsi delle rovine della storia senza poterle ricomporre perché un vento chiamato progresso lo sospinge verso il futuro. La compagnia trasforma questa immagine in un dispositivo narrativo che frammenta la linearità temporale mettendo in scena episodi e aneddoti, che si susseguono senza essere connessioni di causa e effetto. La storia diviene così un campo di tensioni irrisolte, attraversato da discontinuità e stratificazioni che vanno a costruire una mappa del paradosso contrapposta alla narrazione storica tradizionalmente intesa. 

In entrambe le opere ricorre un’idea di memoria come territorio instabile, soggetto a slittamenti semantici, dove distruzione e rinascita convivono come momenti di un medesimo processo. La polvere che deriva dal gesto di raschiamento di Bigi assume una valenza simbolica affine alle macerie benjaminiane evocate nello spettacolo: residui di un ordine che non può essere ricomposto secondo una logica univoca e condivisa.

Un ulteriore elemento di contatto risiede nel ruolo del corpo, che diviene archivio di memoria, visioni, possibilità. Nella pièce la fisicità degli attori e la dinamica vocale sostengono una recitazione intensa, parossistica, a tratti esasperata; nell’opera di Bigi, i corpi cancellati dalle fotografie acquistano una dimensione enigmatica, sospesa tra realtà e spiritualità, richiamando così entità metafisiche come quelle dell’angelo. Il confronto tra la gestualità lenta, quasi rituale dell’artista nel video e la tensione degli attori in scena produce una dissonanza significativa, ulteriore invito per lo spettatore a un’esperienza percettiva fondata sullo spostamento continuo del punto di osservazione.

Arte&Teatro

Il progetto Arte&Teatro, a cura di Federica Benedetti, mette in relazione le tematiche affrontate da una pièce teatrale con opere fotografiche o video allestite nel foyer del teatro in cui la si rappresenta. Questa contaminazione tra teatro e arti visive si pone come un invito per il pubblico a sviscerare il messaggio di cui gli artisti si fanno portavoce, inquadrandolo con prospettive diverse e svincolandolo dal linguaggio che lo veicola per approdare a una elaborazione critica e originale di quanto si osserva, si ascolta, si percepisce.

Silvia Bigi

Silvia Bigi (Ravenna, 1985), è laureata al DAMS di Bologna. Attraverso l’utilizzo di diversi

linguaggi – fotografia, installazione, scultura, suono, video, disegno – lavora sulle immagini come soglie, spazi liminali dove riflettere sulle forme di potere, sulla coesistenza di umano e non-umano, e sui glitch in cui si annida il rimosso della storia occidentale. La pratica di Bigi non cerca compromessi ed è strettamente legata alla ricerca: è fondamentale per lei immergersi in contesti complessi, problematizzando questioni di carattere filosofico, culturale e politico, attivando reti interdisciplinari. Negli ultimi anni la sua opera pone particolare attenzione a voci femminili silenziate da atti di violenza visibili e invisibili. Le sue opere, oggi parte di collezioni pubbliche e private, sono state premiate e selezionate per esposizioni nazionali e internazionali in musei, fondazioni e gallerie d’arte, tra cui il premio Sviluppo dei talenti – Italian Council 12, il Premio Francesco Fabbri per le arti 2022, il Talent Prize 2021 e la mostra Engaged, active, aware: women’s perspective now, vincitrice del Lucie Award – Best Exhibition nel 2018. Il suo lavoro è stato pubblicato in magazine come Artribune, Der Greif, IO Donna, Atpdiary, Insideart, Yet Magazine, Artslife, World Photo Organisation, British Journal of photography.

È docente all’Accademia di Belle Arti di Firenze e LABA, Brescia.